191°  settimana


 


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Il fabbro
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Il bambino
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Desiderata
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Il professore
Il vecchio
Dal barbiere
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p. Taulero
Senza scarpe
Beato il marito
Vecchio saggio
Il capitano
Le matite
E Dio creò il padre
Le opportunità
La pecora
Grand slam
 

   La Redazione


 

E' il concetto per esprimere il nostro lavoro nell'ambito della realtà virtuale, sentendoci più che Volontari Fratelli delle Misericordie.

Buona settimana.....
a cura di: Paolo Diani

 

Grand slam

           

A una cena di raccolta fondi per una scuola che serve i disabili mentali, il padre di uno degli studenti fece un discorso che nessuno di coloro che partecipavano avrebbe mai dimenticato. Dopo aver lodato la scuola e il personale dedito, fece una domanda: "Quando influenze esterne non interferiscono dall'esterno, la natura di tutti è perfetta. Mio figlio Gianni, tuttavia, non può imparare le cose che imparano gli altri. Non può capire le cose come gli altri. Dov'è l'ordine naturale delle cose, in mio figlio?"

Il pubblico fu zittito dalla domanda. Il padre continuò. "Io ritengo che, quando un bambino come Gianni, fisicamente e mentalmente handicappato, viene al mondo, si presenta un'opportunità di realizzare la vera natura umana, ed essa si presenta nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino".

Poi raccontò la storia che segue: Gianni e suo padre stavano camminando vicino a un parco, dove c'erano alcuni ragazzi che Gianni conosceva che giocavano a baseball. Gianni chiese: "Credi che mi lascerebbero giocare?" Il padre di Gianni sapeva che la maggior parte dei ragazzi non volevano un ragazzo come lui nella squadra, ma comprendeva anche che se al figlio fosse stato permesso giocare, la cosa gli avrebbe dato un senso di appartenenza di cui aveva molto bisogno, e un po' di fiducia nell'essere accettato dagli altri, nonostante i suoi handicap.

Il padre di Gianni si avvicinò a uno dei ragazzi sul campo e chiese se Gianni poteva giocare, non aspettandosi un granché in riposta. Il ragazzo si guardò attorno, in cerca di consiglio e disse: "Siamo sotto di sei e il gioco è all'ottavo inning. Immagino che possa stare con noi e noi cercheremo di farlo battere all'ultimo inning".

Gianni si avvicinò faticosamente alla panchina della squadra, indossò una maglietta della squadra con un ampio sorriso e suo padre si sentì le lacrime negli occhi e una sensazione di tepore al cuore. Il ragazzo vide la gioia di suo padre per essere stato accettato. In fondo all'ottavo inning, la squadra di Gianni ottenne un paio di basi, ma era ancora indietro di tre. Al culmine del nono e ultimo inning, Gianni si mise il guantone e giocò nel campo giusto. Anche se dalla sua parte non arrivarono dei lanci, era ovviamente in estasi solo per essere nel gioco e in campo, con un sorriso che gli arrivava da un orecchio all'altro, mentre suo padre lo salutava dalle gradinate.

Alla fine del nono inning, la squadra di Gianni segnò ancora. Ora, con due fuori e le basi occupate, avevano l'opportunità di segnare la battuta vincente e Gianni era il prossimo, al turno di battuta. A questo punto, avrebbero lasciato battere Gianni e perso l'opportunità di far vincere la squadra? Sorprendentemente, a Gianni fu assegnato il turno di battuta. Tutti sapevano che gli era impossibile colpire la palla, perché Gianni non sapeva neppure tenere bene la mazza, per non dire cogliere la palla. Comunque, mentre Gianni andava alla battuta, il lanciatore, capendo che l'altra squadra stava mettendo da parte la vincita per far sì che Gianni avesse questo momento, nella sua vita, si spostò di alcuni passi per lanciare la palla morbidamente, così che Gianni potesse almeno riuscire a toccarla con la mazza.

Arrivò il primo lancio e Gianni girò la mazza a vuoto. Il lanciatore fece ancora un paio di passi avanti e gettò di nuovo lentamente la palla verso Gianni. Mentre la palla era in arrivo, Gianni girò goffamente la mazza, la colpì e la spedì lentamente sul terreno, dritta verso il lanciatore.

Il gioco avrebbe dovuto finire, a quel punto, ma il lanciatore raccolse la palla e avrebbe potuto facilmente lanciarla al primo che copriva la base e squalificare il battitore. Gianni sarebbe stato fuori e questo avrebbe segnato la fine della partita. Invece, il lanciatore raccolse la palla e la lanciò proprio al di là della testa del primo in base, fuori dalla portata dei compagni di squadra.

Tutti quelli che si trovavano sugli spalti e i giocatori cominciarono a gridare: "Gianni, corri in prima base! Corri in prima!" Gianni non aveva mai corso in vita sua così lontano, ma riuscì ad arrivare in prima base. Corse lungo la linea, con gli occhi spalancati e pieno di meraviglia. Tutti gli gridarono: "Corri alla seconda, alla seconda, ora!" Trattenendo il fiato, Gianni corse ancor più goffamente verso la seconda, ansimando e sforzandosi di raggiungerla. Quando Gianni curvò verso la seconda base, la palla era fra le mani del giocatore giusto, un piccoletto, che ora aveva la possibilità per la prima volta di essere lui l'eroe della propria squadra. Avrebbe potuto lanciarla alla seconda base per squalificare il battitore, ma comprese le intenzioni del lanciatore e anche lui gettò intenzionalmente la palla in alto, ben oltre la portata della terza base. Gianni corse verso la terza base in delirio, mentre gli altri si spostavano per andare alla casa base.

Tutti gridavano: "Gianni, Gianni, Gianni, vai Gianni". Gianni raggiunse la terza base, quello opposto a lui corse per aiutarlo e voltarlo nella direzione giusta, e gridò: "Gianni, corri in terza! Corri in terza!" Mentre Gianni girava per la terza base, i ragazzi di entrambe le squadre e quelli che guardavano erano tutti in piedi e strillavano: "Gianni, corri alla base! Corri alla base, sali sul piatto!" Gianni corse, salì sul piatto e fu acclamato come l'eroe che aveva segnato un 'grand slam' e fatto vincere la sua squadra.

Quel giorno, disse il padre a bassa voce e con le lacrime che ora gli rigavano la faccia, i ragazzi di entrambe le squadre aiutarono a portare in questo mondo un pezzo di vero amore e umanità.

Gianni non superò l'estate e morì in inverno, senza mai scordare di essere stato l'eroe e di aver reso suo padre così felice, e di essere tornato a casa fra il tenero abbraccio di sua madre per il piccolo eroe del giorno!

 

 
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