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Credo che
quando si fa la scelta di diventare volontario,
molte volte non capiamo l'importanza dello svolgimento
di tale attività, alle volte siamo gratificati solo
dalle lodi ricevute da chi aveva bisogno o pensiamo
alle belle parole nella consegna di un attestato da
parte di qualche amministrazione o dei bei titoli sui
giornali.
Personalmente, sostengo, che è sbagliato uniformare
nel termine volontario tutte le persone che
dedicano del tempo agli altri, (vedi le varie
differenze dei termini di volontario o fratello
riportate nel banner della pagina iniziale di questo
sito o consulta il dizionario).
Colui che chiede, riempiendo una domanda, di poter
essere iscritto fra i fratelli di una Misericordia, si
impegna, a rispettare: le sue leggi e statuti, fare la
carità verso i bisognosi, sapendo di avere la
possibilità di fare un opera di misericordia ad un
fratello nel disagio, abbandonato o bisognoso, sa per
certo che la sua ricompensa sarà solo quella finale
concessa dalla fonte della Misericordia infinita di
Cristo.
Lo slancio dei fratelli si è contraddistinto da sempre
nelle emergenze locali, quanti atti possiamo trovare
negli archivi di Stato, archivi Ecclesiastici o in
quelli delle singole Confraternite di fratelli
deceduti nel compiere il loro servizio durante le
epidemie di peste, di tifo, di colera dei tempi
antichi, fratelli annegati per soccorrere chi stava
annegando, o in incidenti stradali andando a
soccorrere persone ferite in questi ultimi..... o
sotto le macerie nella speranza di poter salvare una
vita.
Per questo ritengo che quando si è motivati non
andiamo nelle emergenze per mettere "la bandierina
del c’ero anch’io," "per andare a vedere cosa
è successo" o "perché il recarsi su luogo
disastrato ci faccia sentire importanti".
Sicuramente in questi casi non c’è paura neanche delle
malattie a cui possiamo andare incontro, anche perché,
oggi, cerchiamo di agire con le dovute precauzioni.
Negli ultimi anni, abbiamo molti esempi di personaggi
che non hanno avuto timore ad avvicinarsi alla persona
più umile e bisognosa, penso a Madre Teresa e ai
lebbrosi, ai malati di AIDS, penso ai ricercatori che
per sconfiggere il male con nuovi farmaci sono morti
per sperimentarli; penso ai tanti familiari che stanno
vicino ai loro cari colpiti dalle più diverse
malattie, senza paura.
Perché dovrei
aver paura dell’uranio arricchito o impoverito, se ho
desiderato partecipare ad una missione umanitaria?
Missione, che
nonostante tutte le polemiche sollevate verso la
Protezione Civile, è andata a buon fine; facendo
osservare al mondo il nostro grande spirito umanitario
che ci ha fatto sentire orgogliosi di essere
ITALIANI.......
Durante il periodo trascorso in terra albanese ho
sofferto molto per non poter dare di più, è stata un
esperienza che da una parte mi ha arricchito ma da
un’altra mi ha reso impotente nei confronti di chi non
sono riuscito ad ospitare o aiutare.
Abbiamo, preso delle precauzioni tipo: non mangiare
cibi crudi, non bere acqua dai rubinetti, ma acqua
minerale imbottigliata. Chiederei a chi non è stato in
Albania se conosce le condizioni igieniche e sanitarie
di quel paese e i problemi legati allo smaltimento dei
rifiuti.
Sono convinto che tante polemiche potrebbero anche,
essere non sollevate, se la comunità scientifica,
fosse in grado di dare delle risposte certe in tempi
brevissimi. L’esperienza dell’uranio impoverito
dovrebbe ormai essere stata analizzata a fondo con
risultati certi, poiché questo tipo di armi sono già
state ampiamente usate nella guerra del Golfo e i dati
dovrebbero essere a conoscenza degli esperti e credo
che i cittadini debbano avere fiducia in essi.
Seguendo poi, una volta rientrato in Italia un centro
di accoglienza, abbiamo avuto dai risultati delle
analisi ematiche compiute sui profughi, tantissime
hamantù positive e se tutto questo, fosse da
attribuire a delle epatiti virali?
Personalmente, sono tranquillo, i fratelli
della Misericordia che sono stati con me lo sono
altrettanto; dentro di noi rimane la volontà di essere
sempre disponibili per ripartire, anche se speriamo
mai, là dove un grido di un fratello nel bisogno ci
chiami.
Paolo Diani. |