In seguito alle note di allarmismo diffuse dalla stampa nazionale sulla vicenda uranio nei Balcani i Fratelli della Misericordia pratese sono stati in questi giorni contattati dai giornalisti delle diverse testate di cronaca locale per sapere il grado di paura dei volontari che si sono recati per la missione Arcobaleno, in Albania, le risposte sono state che la paura non esiste quando si fanno opere di misericordia verso i bisognosi.
 

Febbraio, 2001
 

 "Uranio impoverito e Volontari carichi di ricchezza"


 

Alcuni ritagli di quotidiani in merito alla dispersione dell'uranio impoverito

Credo che quando si fa la scelta di diventare volontario, molte volte non capiamo l'importanza dello svolgimento di tale attività, alle volte siamo gratificati solo dalle lodi ricevute da chi aveva bisogno o pensiamo alle belle parole nella consegna di un attestato da parte di qualche amministrazione o dei bei titoli sui giornali.
Personalmente, sostengo, che è sbagliato uniformare nel termine volontario tutte le persone che dedicano del tempo agli altri, (vedi le varie differenze dei termini di volontario o fratello riportate nel banner della pagina iniziale di questo sito o consulta il dizionario).
Colui che chiede, riempiendo una domanda, di poter essere iscritto fra i fratelli di una Misericordia, si impegna, a rispettare: le sue leggi e statuti, fare la carità verso i bisognosi, sapendo di avere la possibilità di fare un opera di misericordia ad un fratello nel disagio, abbandonato o bisognoso, sa per certo che la sua ricompensa sarà solo quella finale concessa dalla fonte della Misericordia infinita di Cristo.
Lo slancio dei fratelli si è contraddistinto da sempre nelle emergenze locali, quanti atti possiamo trovare negli archivi di Stato, archivi Ecclesiastici o in quelli delle singole Confraternite di fratelli deceduti nel compiere il loro servizio durante le epidemie di peste, di tifo, di colera dei tempi antichi, fratelli annegati per soccorrere chi stava annegando, o in incidenti stradali andando a soccorrere persone ferite in questi ultimi..... o sotto le macerie nella speranza di poter salvare una vita.
Per questo ritengo che quando si è motivati non andiamo nelle emergenze per mettere "la bandierina del c’ero anch’io,"  "per andare a vedere cosa è successo" o "perché il recarsi su luogo disastrato ci faccia sentire importanti". Sicuramente in questi casi non c’è paura neanche delle malattie a cui possiamo andare incontro, anche perché, oggi, cerchiamo di agire con le dovute precauzioni.
Negli ultimi anni, abbiamo molti esempi di personaggi che non hanno avuto timore ad avvicinarsi alla persona più umile e bisognosa, penso a Madre Teresa e ai lebbrosi, ai malati di AIDS, penso ai ricercatori che per sconfiggere il male con nuovi farmaci sono morti per sperimentarli; penso ai tanti familiari che stanno vicino ai loro cari colpiti dalle più diverse malattie, senza paura.
Perché dovrei aver paura dell’uranio arricchito o impoverito, se ho desiderato partecipare ad una missione umanitaria?
Missione, che nonostante tutte le polemiche sollevate verso la Protezione Civile, è andata a buon fine; facendo osservare al mondo il nostro grande spirito umanitario che ci ha fatto sentire orgogliosi di essere ITALIANI.......
Durante il periodo trascorso in terra albanese ho sofferto molto per non poter dare di più, è stata un esperienza che da una parte mi ha arricchito ma da un’altra mi ha reso impotente nei confronti di chi non sono riuscito ad ospitare o aiutare.
Abbiamo, preso delle precauzioni tipo: non mangiare cibi crudi, non bere acqua dai rubinetti, ma acqua minerale imbottigliata. Chiederei a chi non è stato in Albania se conosce le condizioni igieniche e sanitarie di quel paese e i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti.
Sono convinto che tante polemiche potrebbero anche, essere non sollevate, se la comunità scientifica, fosse in grado di dare delle risposte certe in tempi brevissimi. L’esperienza dell’uranio impoverito dovrebbe ormai essere stata analizzata a fondo con risultati certi, poiché questo tipo di armi sono già state ampiamente usate nella guerra del Golfo e i dati dovrebbero essere a conoscenza degli esperti e credo che i cittadini debbano avere fiducia in essi.
Seguendo poi, una volta rientrato in Italia un centro di accoglienza, abbiamo avuto dai risultati delle analisi ematiche compiute sui profughi, tantissime hamantù positive e se tutto questo, fosse da attribuire a delle epatiti virali?
Personalmente, sono tranquillo, i fratelli della Misericordia che sono stati con me lo sono altrettanto; dentro di noi rimane la volontà di essere sempre disponibili per ripartire, anche se speriamo mai, là dove un grido di un fratello nel bisogno ci chiami.

Paolo Diani.


 
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