DICHIARAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE,
KOFI ANNAN, IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE
DELL’ANNO INTERNAZIONALE DEI VOLONTARI 2001 "New York"

Kofi Annan afferma che l’importante contributo offerto dai volontari viene sovente SOTTOVALUTATO


"E’ per me un piacere davvero speciale partecipare a questa cerimonia di inaugurazione dell’Anno Internazionale del Volontario. Il cuore del volontariato, infatti, animato dagli ideali del servizio e della solidarietà e dalla convinzione che, tutti insieme, possiamo rendere il mondo migliore. In questo senso, potremmo dire che il volontariato rappresenti la massima espressione di ci di cui le Nazioni Unite si occupano. Per questo sono felice di festeggiare con voi - i milioni di volontari che prestano senza sosta la propria opera in ogni angolo del pianeta per soddisfare le necessità delle persone, proteggere i loro diritti e contribuire a dar loro voce.
In tutto il mondo i volontari stanno lavorando con i governi, con le organizzazioni non governative e con il settore privato per fornire un’assistenza professionale efficace. Le loro motivazioni possono essere riassunte in un’unica parola: condivisione. I volontari condividono il proprio tempo. I volontari condividono le proprie capacità e il loro talento. Ma, soprattutto, i volontari condividono una esperienza umana. I volontari, infatti, sanno che la vera misura del successo nella vita non sta in quello che guadagniamo, quanto piuttosto in quello che diamo ai nostri fratelli, uomini e donne. E i volontari hanno il coraggio di credere che ci che fanno servir a cambiare le cose.
La condivisione si vede anche nel modo in cui essi si avvicinano al proprio lavoro. Essi, infatti, non cercano di imporre i propri valori, le proprie idee o i propri ordini del giorno. Piuttosto, scoprono che cosa le persone desiderano e di cosa hanno bisogno, e dopo lavorano assieme a loro per soddisfare queste esigenze.
Insegnano ai bambini a leggere. Sono i mentori degli adolescenti. Aiutano le donne a intraprendere delle attività economiche. Danno una mano a nutrire gli anziani e le persone malate che non hanno una famiglia che si prenda cura di loro. Partecipano alla costruzione di pozzi per le comunità, in modo che ognuno dei suoi componenti disponga dell’acqua potabile. Contribuiscono a preservare la pace e a costruire la democrazia, assistono i sopravvissuti dei conflitti o delle guerre, prestano la propria assistenza nella realizzazione di progetti di sviluppo di lungo periodo, e collaborano alla salvaguardia dell’ambiente. E la loro opera non si limita a questo: si impegnano nei comitati scolastici locali, visitano le prigioni e lavorano negli ospedali. Qualsiasi cosa facciano, la fanno nell’interesse della pace e dell’armonia fra le comunità e al loro interno, e in questo modo contribuiscono a mantenere le nostre società forti e in salute.
Ciononostante, gli importanti contributi offerti dai volontari vengono sovente sottovalutati tanto nelle nazioni industrializzate quanto nei paesi in via di sviluppo. Al momento di calcolare il prodotto nazionale, ad esempio, numerosi Paesi non prendono in considerazione i servizi forniti dai volontari. Nelle poche nazioni dove questi sono stati misurati, invece, si stima che le attività del volontariato producano una percentuale che va dall’otto al 14 per cento del Prodotto Nazionale Lordo. Negli Stati Uniti, ad esempio, la forza lavoro dei volontari equivale a oltre nove milioni di impiegati a tempo pieno, per un valore annuale di 225 miliardi di dollari. In Canada, un terzo della popolazione svolge attività di volontariato, mettendo ogni anno complessivamente pi di un miliardo di ore del proprio tempo a disposizione degli altri. E in Gran Bretagna questo stesso discorso si applica a circa metà della popolazione.
Un piccolo campione di questa forza lavoro volontaria mondiale con noi quest’oggi. Come queste persone vi diranno, il volontariato non una attività svolta da gente ricca e generosa che dispensa liberalmente i propri doni ai poveri. Si tratta invece di persone che provengono dalle condizioni sociali e dalle esperienze pi diverse, che hanno fatto la scelta di dedicarsi ai propri fratelli, uomini e donne, sia nel proprio Paese che all’estero. Dei 4.500 Volontari delle Nazioni Unite che ogni anno prestano la propria opera in tutto il mondo, infatti, pi di due terzi provengono dai paesi in via di sviluppo e lavorano negli stati confinanti o in altri al di l dell’oceano, in una vera espressione di cooperazione Sud-Sud.
Sono persone come Catherine Phiri del Malawi che, scoperto di essere positiva al virus dell’HIV, ha impiegato la propria esperienza e la propria voce per rompere il silenzio che nel suo paese circondava l’AIDS, e ha fondato una organizzazione di solidarietà sull’HIV/AIDS. O come Vannary Ing, cambogiana, che dopo essere stata aiutata dalle Nazioni Unite a rientrare nel proprio paese da un campo per rifugiati e aver preso parte alle elezioni nazionali del 1993, ha voluto restituire parte di quanto aveva ricevuto. Ha deciso quindi di unirsi al corpo elettorale dei Volontari delle Nazioni Unite a Timor Est. O ancora come Karim Masim, un giovane Volontario egiziano delle Nazioni Unite, che visita i villaggi con il suo computer portatile per spiegare in che modo le informazioni trovate su Internet possono aiutare le popolazioni locali.
Potrei raccontarvi molte altre storie di persone coraggiose come Catherine, Vannary o Karim - o come Amy, Monette e Olufemi, che ci racconteranno le proprie esperienze fra un momento. La loro dedizione ci offre un magnifico esempio da seguire.
Nell’intervenire non soltanto con le proprie mani e con le proprie menti, ma anche con i propri cuori, i volontari fanno molto di pi che offrire semplicemente dei servizi. Portano speranza a quelli che assistono, e in questo modo li aiutano a trovare la forza per superare le loro debolezze. La loro ricompensa pu consistere in nuove amicizie che durano una vita intera, in una comprensione di nuovo genere degli altri popoli, di altre culture e dei problemi e delle prospettive di altri paesi, o semplicemente nella consapevolezza che il loro operato servito a qualcosa. Immancabilmente, tutti i volontari vi diranno di aver ricevuto tanto quanto hanno dato.
E’ questo dare e ricevere che tiene unita una società. Promuovendo l’inclusione e la fiducia, contribuisce ad edificare le fondamenta della giustizia sociale e della stabilità. E ci sono sempre pi prove che dimostrano come le società con elevati livelli di impegno civico abbiano al proprio interno un livello inferiore di conflitti.
Oggi, pi che in passato, abbiamo bisogno di un simile impegno. In numerosi paesi, infatti, i benefici della globalizzazione non riusciranno a beneficiare i poveri a meno che non venga compiuto uno sforzo attivo per mettere alla loro portata le opportunità offerte da questo fenomeno. Ma sul campo gran parte di questo sforzo dovrà essere svolto dai volontari.
E questo a propria volta significa che le società hanno bisogno di riconoscere e promuovere il volontariato come un’attività di grande valore. Esse debbono agevolare il lavoro dei volontari, e incoraggiare l’azione volontaria sia all’interno del proprio paese che all’estero. Ed esse debbono sviluppare delle reti fra i volontari di diverse nazioni., in modo tale che essi possano apprendere l’una dalle esperienze dell’altra. Chiamando a raccolta i volontari e costruendo un rapporto di collaborazione con la società civile, i governi possono contribuire ad aumentare l’efficienza dei servizi pubblici e garantire che di essi benefici un maggior numero di persone.
Questo ci che avevo in mente quando ho chiesto ai Volontari delle Nazioni Unite di guidare un corpo di volontari specializzati nella tecnologia informatica - l’UNITeS - che sta aiutando i popoli dei paesi in via di sviluppo su come utilizzare le risorse di Internet e della tecnologia informatica per lo sviluppo umano. Sono davvero compiaciuto per il fatto che circa 40 volontari abbiano gi aderito all’UNITeS e abbiano assunto degli incarichi nei paesi in via di sviluppo. Spero che molti altri li seguiranno.
Superare il gap digitale non sarà un’impresa facile. L’UNITeS rappresenta soltanto un esempio delle nuove eccitanti aree nelle quali il volontariato può avventurarsi. Internet, infatti, rappresenta un canale di inestimabile valore mediante il quale i volontari possono essere reclutati e altri servizi essere offerti, favoriti e promossi.
Iniziative quali il sito web NetAid - una collaborazione fra il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), i Volontari delle Nazioni Unite e la Cisco - stanno traendo vantaggio delle nuove tecnologie consentendo alle persone di prestare la propria opera online, e in tal modo di condividere le proprie capacità con quanti, in tutto il mondo, ne hanno bisogno. Tutto quel che necessario per far questo un po’ di tempo disponibile, il desiderio di aiutare, un computer, e l’accesso a Internet.
Spero che l’Anno Internazionale del Volontario ci aiuti a rendere meglio conosciute iniziative benefiche di questo genere. Dobbiamo inoltre utilizzare quest’Anno come a un’opportunità per diffondere la consapevolezza dell’importantissimo lavoro svolto dai volontari di ogni ceto, e pensare a nuove strade per promuovere il volontariato sia nelle nostre comunità che lontano da casa. Per saperne di pi sui modi in cui si può essere utili, vi invito a visitare la mostra che si trova nell’Ingresso Visitatori, che verrà inaugurata pi tardi nella giornata.
Da ultimo, lasciatemi esprimere un grande ringraziamento a tutti i volontari che, nel mondo intero, stanno tutti assieme offrendo un magnifico contributo per assicurare un mondo migliore e pi sicuro a tutti noi. Noi, alle Nazioni Unite, siamo estremamente orgogliosi dei Volontari delle Nazioni Unite, che ci aiutano a svolgere le nostre missioni in condizioni che qualche volta sono difficili e pericolose. Come gli innumerevoli altri volontari che noi onoreremo quest’Anno, i Volontari delle Nazioni Unite rappresentano un fulgido esempio in azione dei valori della solidarietà e della responsabilità condivisa che il Vertice del Millennio ha proclamato come fondamentali per le relazioni internazionali nel ventunesimo secolo. Essi sono i veri cittadini del mondo.

 
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